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Laureato in lettere classiche e specializzato in filologia greca e latina, Paolo Lauciani, classe 1964 (agosto), è un professore di Lettere Classiche e dottore di ricerca in Filologia Greca e Latina, nonché docente al liceo Vivona di Roma.

Da molti anni si occupa anche di enogastronomia.
Infatti, è sommelier dal 1994, meglio, Sommelier Master Class e docente nei corsi della Fondazione Italiana Sommelier, degustatore ufficiale, istruttore all’analisi organolettica e commissario d’esame.

Ha contribuito alla redazione di alcuni testi di settore e collabora stabilmente con la Guida e con la rivista Bibenda, oltre a essere membro del comitato tecnico- scientifico dell’associazione “Vino e Salute”.

Diverse sono le trasmissioni televisive alle quali ha partecipato (Tg5 Gusto, La Prova del Cuoco, Per Bacco-Storia del vino in Italia, Sapori d’Autore, Colorado Cafè Live, Gran Premio Internazionale del Vino, Artù e Uno Mattina) oltre a quelle radiofoniche (Baobab, La notte dei misteri, A tavola, Decanter, GR Rai, Radio Europa e Capitan Cook) ed è intervenuto a numerosi convegni enogastronomici tenuti in tutta Italia e nel mondo.

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Paolo per approfondire la conoscenza di uno dei migliori sommelier della nostra nazione, oggi anche cavaliere di una delle più importanti confraternite del mondo del vino, la Confrérie des Chevaliers du Tastevin in Borgogna.

Paolo, tu sei un professore di Latino e Greco, com’è nata questa passione per il vino e per l’enogastronomia in generale?

È nata per la mia curiosità, la cosa che mi contraddistingue di più nella vita.

Io sono un curioso, lo ero anche da bambino. Ho iniziato assaggiando e, quando ho iniziato a farlo più seriamente, m i sono sentito letteralmente trasformato, rapito.

Cos’è per te il vino?

È un elemento fondamentale della nostra civiltà.

Il vino è la nostra storia, la nostra cultura e la nostra tradizione. Cerco quindi di comunicarlo al meglio, con passione e impegno.

L’abbinamento del vino al cibo è sempre stato un tema importante. Cosa ne pensi?

Per l’Italia soprattutto, direi. Per la nostra civiltà il vino è la tavola; magari nella cultura nord americana il vino è un di più che si degusta anche fuori dal pasto (vedi i film americani dove si beve per bere e non per abbinare).

All’estero l’abbinamento del vino al cibo è un po’ meno importante che da noi: per me il vino è compagno della tavola, nel rispetto della tradizione mediterranea.

Possiamo dire che esistono vini da abbinamento e vini da compagnia?

Diciamo che esistono vini che, oltre all’abbinamento, si prestano molto bene ad accompagnare la conversazione.

Pur rispettando il nostro punto di riferimento imprescindibile, Veronelli, che ha coniato la definizione “vini da meditazione”, io preferisco dire che esistono “vini da conversazione”.

È molto più bello vedere il vino come un elemento di condivisione che genera un momento di incontro.

Hai una preferenza per un vino in particolare? (non la cantina, ovviamente, ma il vino o il
vitigno)

Rispondo con una annotazione di attualità: a ottobre ho coronato un piccolo sogno, quello di entrare a far parte della Confrérie des Chevaliers du Tastevin in Borgogna (la più prestigiosa confraternita del nostro settore).

Una cosa alla quale tenevo molto, per la quale ho studiato a fondo. Quindi, il vino della Borgogna è sicuramente il mio vino del cuore.

Quali sono le regioni italiane che meritano più attenzione, nel mondo del vino, per essere scoperte?

Al netto della Toscana e del Piemonte, note a tutti, in Italia abbiamo una ricchezza straordinaria unica al mondo che è la varietà, non solo di vitigni, ma di suoli e di aree vitate.

In Italia, da Aosta a Pantelleria, siamo un vigneto senza soluzione di continuità, a differenza della Francia, caratterizzata da grandi aree vitate ma non da una diffusione capillare come la nostra.

A me piace vedere il vino come il risultato della fusione tra uno spartito (che è il territorio), gli strumenti (che sono le uve) e l’uomo, che se non sapesse leggere lo spartito e suonare lo strumento non potrebbe fare una grande musica, cioè un grande vino.

Seguendo questa metafora, in Italia abbiamo centinaia di spartiti e centinaia di strumenti, alcuni dei quali sono molto noti, mentre altri sono una ricchezza ancora inesplorata.

Cito, per esempio, l’Abruzzo, dove vado spesso e da dove torno sempre con piacevoli sorprese, riguardanti il vino come il cibo. Altre regioni sono un po’ più avanti, come la Sicilia e la Puglia.

In generale il centro-sud è una miniera da scoprire dal punto di vista enologico.

Ci metto anche il Lazio, sebbene ci sia ancora un po’ di zavorra da rimuovere.

E i distillati? Cosa ne pensi?

I distillati, insieme alla birra, sono stati l’oggetto della mia prima docenza nei corsi per sommelier, dunque il mio primo amore. I distillati sono un universo straordinario, poco conosciuto.

Possiamo dire che se c’è ignoranza nel vino nei distillati ce n’è ancor di più. Un mondo da scoprire, quindi. Ovviamente con grande moderazione.

Il tuo rapporto con la Fondazione Italiana Sommelier?

Ho iniziato nel 1992, quando eravamo ancora AIS. Proprio mentre frequentavo, prima ancora di conseguire il diploma, è avvenuto un fatto che mi inorgoglisce: Franco Maria Ricci (che si è sempre definito un talent-scout), oggi presidente della Fondazione, mi propose di entrare a far parte dell’organizzazione.

Forse qualcuno gli aveva segnalato il mio nome e la mia professione, fatto sta che mi ha reclutato prima ancora che divenissi sommelier effettivo. E sono ancora orgogliosamente parte della squadra.

All’epoca stavamo acquisendo a Roma la redazione del Sommelier Italiano, l’organo ufficiale dell’Associazione. Quindi ho iniziato subito a scrivere e a insegnare.

Il corso l’avevo solo fatto per dissetare la mia sete di conoscenza, invece… sono diventato quello che sono oggi.

Cosa sei per i tuoi allievi? E cosa vorresti essere per loro?

Di quali allievi parliamo? Ah, distinguiamo. Per i liceali del Vivona credo di essere un insegnante diverso rispetto al modello convenzionale.

Mi piace pensare che riconoscano in me, nel bene e nel male, qualcuno che si occupa di tante altre cose oltre che di scuola e che lo fa, credo, con una particolare passione, una buona competenza e una certa efficacia nel comunicare.

Non è raro che molti miei ex alunni li ritrovi poi in aula in Fondazione Italiana Sommelier, di nuovo come allievi incuriositi.

Quindi, esco fuori dallo stereotipo che vedevo anch’io nei miei professori, monolitici, abbastanza chiusi. La diversità sta nel fatto che forse sono meno “in cattedra”.

La cosa più bella che mi è stata riconosciuta è la capacità di insegnare “dove guardare” piuttosto che “cosa vedere”.

Vorrei proprio essere ricordato come qualcuno che ti ha saputo indicare la strada da percorrere, ma non che cosa vedere e raccogliere su quella strada.

Questo, tutto sommato, è il mio “credo” anche nel mondo del vino, dove cerco di trasmettere idee che generino maggiore apertura mentale, risultato che ritengo fondamentale anche per la cultura in generale. Fossilizzarsi su scelte precostituite, schierandosi in maniera tetragona su posizioni drastiche, a mio avviso è sempre sbagliato.

Il mondo, e quello del vino in particolare, è in continua evoluzione; per questo dobbiamo essere sempre pronti a evolverci e, perché no, a cambiare qualche idea.

Quanto ti senti romano?

Al 100%, sebbene abbia nonni livornesi da parte di mia madre.

Un cosa che nessuno sa di te?

Non ho mai scritto libri, ho solo redatto contributi parziali. Quindi vorrei scrivere un libro e, se lo farò, il tema sarà “vino e cultura”, per coniugare le mie due passioni.

Un tuo pregio?

Sono una persona molto sensibile. Sono uno di quei soggetti che piange guardando un film commovente.

Un tuo difetto?

Sono permaloso, il giusto. Ho saputo dell’iniziativa formativa promossa dalla Fondazione Italiana Sommelier a favore del carcere femminile di Rebibbia.

Interessante quanto curiosa attività, cosa ci puoi dire al riguardo?

Bellissima e toccante esperienza, emozionante. Ne ho fatte tante, ma questa è stata una delle più forti insieme con i corsi a San Patrignano.

Entrare a contatto con questa realtà e trovarsi in un’aula con persone particolari, alcune delle quali con un passato complicato, che avevano comunque voglia di sapere e anche di trasmettere all’esterno quello che apprendevano, è stato molto toccante.

Il vino ha permesso anche questo. Abbiamo strutturato un curriculum didattico leggermente ridotto, simile e a quello che svolgiamo per gli istituti alberghieri, ma altrettanto efficace.

Non mi piace definirla una opportunità di riscatto, ma sicuramente abbiamo dato vita a un’iniziativa sociale interessante, in grado di aprire nuovi orizzonti a chi ha bisogno di ricostruirsi un futuro dopo un periodo oscuro di riflessione.

Davvero un bel progetto che mi porta a essere orgoglioso della Fondazione di cui faccio parte.

Hai mai avuto a che fare con il Real Estate World? Che ne pensi?

Ho avuto solo l’esperienza della vita normale. Ho comprato due volte casa, una volta direttamente da un privato e l’altra dal costruttore. Sono incuriosito, ma digiuno di conoscenze su questo settore.

Progetti futuri?

Il mio progetto più importante ora è mio figlio Andrea, sette anni e mezzo. Anche la mia compagna Stefania è sommelier, quindi spero che riusciremo a trasferire la passione del vino anche a nostro figlio. Naturalmente, quando avrà l’età giusta.

foto di Vito Gallo

Paolo Lauciani was born in August 1964 and he teaches Classical Letters in Vivona high school, Rome. He graduated in Greek and Latin philology, specializing in those fields and teaching ever since. He’s also proficient in Enogastronomy, in fact he’s a sommelier since 1994. Even better, he holds master classes in Italian Sommelier Foundation. What’s more he’s an official Tester and Examiner, also teaching how to learn tasting. He wrote many books on the subject and articles as well on Bibenda Magazine and its Guide, also being a Member of the technical Committee, Wine and Health. He attended many tv shows such as “La prova del cuoco”, “Per Bacco – History of Wine in Italy”, and “Uno Mattina”, “Artu’”, “Colorado Caffe Live”, “Gran Premio Internazionale del Vino”, and radio programmes as “Well-Baobab”, “La notte dei Misteri”, “A tavola”, “Decanter Gr Rai”, “Radio Europa”, finally Captain Cook. He’ s also part of lectures all over Italy and abroad. We had the pleasure and honor to ask for an interview to one of the best sommelier of our country, and Knight in one of the most famous confraternity in Wine world in Borgogna – Confererie des Chevaliers du Tastevin.

Paolo you’re a teacher how do you shift from Latin and Greek to the passion for wine and enogastronomy?

It comes out of my curiosity. It is my absolute specific in life. I was curious since I was a child – I begun by tasting, but when I did it far more seriously I felt like I was someone else, a kind of step into another world.

What is wine to you?

It is an essential element of our civilization-it is our inheritance, our history and tradition, so I try and teach at my very best.

Wine and food are a wonderful match and an important item. What do you think about it?

Yes, indeed. In Italy above all-I would say. To our civilization wine is dining, maybe in North America it is something you enjoy even apart from food-you know, in many movies people drink just for fun without matching with food. You see, abroad to match wine and a specific food is less important than in Italy. To me it’s a companion, an institution in Mediterranean culture.

Can we say, therefore, there are wines getting along very well with conversation?

Actually, even respecting our point of view Veronelli, for instance, created a new word Meditation Wines. I’ d rather say there are Conversation Wines. I think it’s much better to regard wine as a sharing kind of element, meaning it helps people meet.

Is there a particular brand of wine you prefer, I mean a grape variety, rather then a winery?

I want to give an answer very close to real life, that is last October I eventually fulfilled a great dream I had. I longed to belong to Confrerie des Chevaliers du Tastevin in Borgougne, the most prestigious in our field. I really cared, and I studied hard. So we can say Burgogne is my favourite, it is the wine in my heart.

Which one, do you think, are the Italian regions deserving a deeper attention, in wine world, to be noticed?

Well, Piemonte and Tuscany apart, we all know of- there’s a peculiar patrimony we have here in Italy that is to say variety-something you can find only here and in no other place in the world, an extraordinary treasure. I’m referring not only to grape varieties, but also of soil itself and vineyard areas dedicated to wine plantations. If you consider Italy, from Aosta to Pantelleria, we’ re a whole vineyard without any interruption-whereas France, for instance, has big vineyard areas although they are not so widespread as ours. I like regarding wine as a music sheets) that is territory), and musical sheets )they are grapes) man can play a great music only if he knows how to read a music paper or how to play an instrument. That is the secret for a great wine. If we go on with this metaphor we can say we have thousands of music sheets and hundreds of instruments in Italy-some of them are pretty well-known, while others are totally unknown. We might quote Abruzzo, a place I go very often and I always find something surprising about wine as food. Then we have other areas far ahead, such as Sicily and Puglia. From a winery point of view the South of Italy is yet to be enhanced – you see they are mines to be discovered anew. I add Lazio to the list, I think there’s still some burden to get rid of.

Let’ s talk about distillery, what is your opinion?

Together with beer, they were my first subjects as a teacher in sommelier courses I held , it means they are my first love. Distilled spirits are an extraordinary universe still to be explored better. We may say if there’s a lot of ignorance in wine, there’s even more in distilled liquors. There’s a lot to get to know, moderately.

What is your relationship with Italian Sommelier Foundation, then?

Well, you see I begun in 1992, when we were still AIS. As I was attending, even before getting my diploma, something I’ m very proud of took place-Franco Maria Ricci, who always spoke about himself as a talent scout, and is the President of our Foundation at present, offered me to join the organization. Maybe someone mentioned my name or job, anyway he recruited me even before I begun as a real sommelier- and I’m still part of the team! You know, at that time we were buying the editorial board of Italian Sommelier-the official body of the association in Rome. Therefore I immediately started both writing and teaching at the same time. I attended lessons only to learn, by drinking at the fountain of knowledge, and then I became what I am today.

Who are you to your students? What would you like to be to them?

Whose students are we talking about? Oh, we have to work out a difference between them- since to Vivona High School I think I am a different kind of teacher from conventional standard. You see, I like the idea they think I’ m involved in many activities other than school ones and I do it with all my heart, hopefully, a great competence and a certain degree of communication skill. Oftentimes it happens I meet my ex-students in new classes in Italian Sommelier Foundation, again as pupils. I think I am out of cliché therefore, exactly what I used to think of my own teachers- that is they were monoliths, rather stubborn kind of attitude. I’m different maybe because I’m less, ‘in the chair’- the most beautiful thing they said about me is that I am a good teacher for what it means to me is where to look at, rather than what to see. I wish I were remembered for someone who taught where to go, not only how to see and pick up on the road. This is my creed in the end, even in wine world- where I try to teach ideas enabling you to open your mind. Culture in general should lead to this achievement, I believe. It is very sad to stop on preview opinions and become inflexible, you know if you choose radically and strike steadfast and drastic positions to me this is completely wrong. World is evolving, the same is for wine-this is why we have to be ready to evolve and change improving our capacities and upgrading our ideas-why not!

How ‘Roman’ you feel?

100%, though my grandparents are from Livorno on my mother’s side.

Could you tell us something no one knows about you?

I never wrote a single book, I only wrote parts of it. Therefore I wish I wrote one, and if I do it shall be about ‘Wine And Culture’, so as to match my two passions.

Could you mention a good quality of yours?

I’m a very sensitive kind of person, the one that cries at moving movies.

How about bad qualities?

I am prickly. Rather.

I heard about the initiative in favor of Italian Female prison Rebibbia, on behalf of Italian Sommelier Foundation. Very interesting and unusual. What can you tell us about it?

It’ s a great experience. Deeply moving. I went through many of them but this is one of the strongest together with S. Patrignano lessons. When you get in contact with those realities and you share a classroom with so peculiar people….’cause some of them lived a complicated past, yet they wanted to know and learn, and share, what they learnt outside the prison. It was really moving. Wine also gave me this. We developed a lighter didactic curriculum, similar to those of Hospitality System Institutions. Yet very effective all the same. I don’t like calling it a redeeming experience, yet it was a very interesting social initiative, capable of opening a new horizon to those who need a new future after a long and dark period of meditation. It was an excellent project making me feel proud of belonging to this Foundation. Have you ever had an experience in the Real Estate? What do you think about it? I only had one. I bought a house two times, once from a builder and the other directly from the owner. I’ m curious. Yet I know not a lot. Have you new plans you’re accomplishing, at the moment? My main project is my son Andreas, he’s seven and a half years old. My partner Stefania is a sommelier as well- so I hope we can leave our passion for winery to him also. When he shall be old enough, of course.

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