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La casa è il connubio tra il rappresentarci e l’essere di rappresentanza, solo somigliandoci ci permetterà di essere accoglienti con i nostri ospiti e con noi stessi.

Imparare a riconoscere quale debba essere il vestito giusto per le case che viviamo (l’outfit) è un’esperienza emozionante e fondamentale per raggiungere il giusto equilibrio a favore del confort abitativo.

Sentiamo sovente parlare di stili, di cosa sta bene con cosa, di cosa è in uso in quel preciso momento storico. Sappiamo bene che seguire le mode è straordinariamente affascinante ed inoltre avere il piacere di vivere l’ebrezza dello stare al passo col tempo è interessante oltre che essere molto divertente.

Ma lo spazio in cui viviamo come vogliamo che sia? “Alla moda”? L’essere “alla moda” nello spazio in cui viviamo ci rappresenta?

Partiamo da un assunto: la casa deve essere il connubio tra due caratteristiche ben precise e cioè rappresentarci ed essere di rappresentanza.

Deve necessariamente somigliarci, poiché solo somigliandoci ci permetterà di essere accoglienti con i nostri ospiti e con noi stessi.

La casa deve rispondere a quei bisogni di confort estetici e funzionali che ci permetteranno di darle un outfit perfetto per ogni occasione.

Dobbiamo quindi imparare ad organizzarla e decorarla come se fossimo degli artisti.

Immaginiamo come sarebbero stati i dipinti di Antonio Ligabue o di Fernando Botero se non avessero seguito la loro ispirazione o cosa ci saremmo persi se Beethoven o Roger Waters avessero composto la loro musica, di cui oggi tutti noi possiamo godere, non seguendo il loro istinto e la loro ispirazione artistica.

Quanto avremmo perso, tutti noi, se questi artisti avessero seguito solo la moda del momento?

Moltissimo, in termini di bellezza e conoscenza.

Pertanto le case che viviamo devono essere le nostre opere d’arte, e noi, come Beethoven e Botero, dobbiamo scegliere ciò che ci ispira.

Siamo noi stessi dunque i pittori, gli scultori ed i musicisti della nostra vita e lo spazio che viviamo deve entrare in contatto con noi, con il nostro modus, con le necessità emotive che abbiamo il bisogno di soddisfare.

Le case devono starci addosso come un outfit cucito dal miglior sarto del pianeta.

I luoghi e la storia a cui le case appartengono dettano, con la voce del tempo, le scelte morfologiche e cromatiche dell’outfit che sceglieremo, perché la storia dei luoghi lascia negli spazi l’odore del tempo che è necessario seguire.

Dunque, scegliere per noi una casa a Pantelleria o a Courmayeur, ci indica un bisogno ben preciso ed è a quel bisogno che dobbiamo rispondere, non stravolgendo completamente l’essenza della loro natura e della loro storia.

Cosa è, dunque, la casa se non eclettismo decorativo che racconta il nostro essere “Esseri Umani”, inevitabilmente e strettamente legato alla storia, al percorso emozionale ed emotivo che abbiamo vissuto e di cui siamo stati e siamo protagonisti?

I colori, le forme, i materiali devono essere a tutti i costi in accordo con il sistema “spazio casa”.
Alla base della morfologia degli spazi, del come e quanto decorarli deve necessariamente esserci uno studio approfondito che prende ispirazione dalle capacità emotive dell’architetto, ma soprattutto dalla lettura che quest’ultimo farà dell’utente finale.

Per noi Architetti, che ogni giorno siamo in contatto con le necessità emotive e pratiche dei nostri clienti, è fondamentale imparare a comprendere, attraverso strategie di comunicazione, come poter ottenere il miglior risultato possibile che dovrà coincidere con le aspettative di chi abiterà la casa.

Il principale scopo del nostro mestiere, antico e complesso, è dunque quello di dare allo spazio l’impronta unica che emerge dalle caratteristiche dell’utente finale, creando originalità.

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